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“Hai mai visto le fonti del Clitunno? Se non ancora – e credo di no, altrimenti me ne avresti parlato – valle a vedere. Io l’ho viste da poco e mi rammarico d’averlo fatto troppo tardi. V’è una piccola collina tutta coperta da antichi e ombrosi cipressi: ai suoi piedi scaturisce una fonte da molte e ineguali vene, e prorompendo forma un laghetto che si spande così puro e cristallino che potresti contare le monete che vi si gettano e le pietruzze rilucenti… Sorge là presso, un tempio antico e venerato. V’è dentro lo stesso dio Clitunno, avvolto nella pretesta che l’adorna.” (Gaius Plinius Cecilius Secundus, Epistulae VIII, 8 0 Plinio il Giovane).

 

Anticamente le Fonti erano considerate sacre dai Romani, vi svolgevano riti religiosi e vi consultavano l’oracolo del dio Clitunno; le acque erano così abbondanti da formare un fiume navigabile fino a Roma, proseguendo con il Tevere e lungo le rive sorgevano terme, ville e piccoli sacelli (chiese dedicate a diverse divinità).

Le Fonti del Clitunno, sorgenti di rara bellezza, sono state cantate fin dall’antichità da artisti, scrittori famosi, che ne hanno esaltato l’incomparabile splendore, da Plinio a Virgilio, da Properzio a Svetonio, fino a Byron che definisce il Clitunno “specchio e vasca per le più giovani figlie della Bellezza” e pittori illustri come Corot.

Anche Carducci dedicò a questo luogo suggestivo, una delle sue Odi BarbareAlle Fonti del Clitunno”: “Tutto ora tace/trema, e d’un lieve pullular lo specchio/segna de l’acque”.

Le Fonti del Clitunno un giardino di acque, limpidissime e calme, si estendono tra Foligno e Spoleto lungo la via Flaminia, nel Comune di Campello sul Clitunno.  Un luogo indimenticabile, unico, lussureggiante, tra eleganti pioppi e salici piangenti, dai riflessi argentei.

Non l’hai mai visto? Vallo a vedere!